______________________
|
Intervista
all'autore di libri per l'infanzia Dario Cestaro
di
Carla Castagno
____________________________________________________________________________________
Dario non è semplicemente un illustratore,
ma un personaggio poliedrico che crea libri pop-up che sono piccoli
capolavori 3D. Escono letteralmente dallo scaffale della libreria, quando
ne vedi uno non puoi resistere alla tentazione di aprirlo per scoprire
pagina dopo pagina cosa ti riserva la fantasia dell'autore. Uno
degli aspetti più affascinanti del nostro lavoro di illustratori
sta nel fatto che ognuno di noi se lo inventa e se lo reinventa ogni
giorno a sua immagine e somiglianza. E Dario ha davvero un modo tutto
suo per essere illustratore!
Come ti definisci in ambito lavorativo?
Illustratore, progettista o altro?
Di solito mi presento come autore di libri per l’infanzia, poi
spiego in specifico di cosa mi occupo.
Hai un tuo sito?
Certo: www.dariocestaro.it
Se fare l'illustratore è un lavoro particolare, tanto più
lo è progettare e illustrare pop-up. Come nasce questa passione?
Nasce dal giocattolo. Ho sempre amato i giocattoli, da bambino restavo
incollato alle vetrine dei negozi che li vendevano, poi per puro caso
(mi trovavo a fare l’animatore turistico a Zanzibar) conobbi una
ragazza che lavorava in Mattel Italia, e mi feci procurare un colloquio
che andò a buon fine. Quando passai dal design di giocattoli
all’editoria, il risultato fu il libro-3D.
Raccontaci la tua prima volta nel mondo dei pop-up.
Qual'è stato il tuo primo progetto? Com'è nato?
Il Castello Arcano Crealibri editore, scritto dal mio amico Gianluca
Galzerano.
Inizialmente il progetto era un libro gioco in cui il lettore doveva
uscire da un lugubre e misterioso castello, affrontando numerose prove
che consistevano in giochi tipo la settimana enigmistica. Poi l’editore
interessato mi chiese una versione pop-up del progetto, così
mi chiusi in casa per 3 mesi a studiarne ed elaborarne le tecniche.
Il libro andò bene, con tanto di ristampa e co-edizione spagnola.
Qual'è stato il tuo percorso di studi?
Liceo artistico, “Accademia di Belle Arti”, e diverse esperienze
di lavoro tra murales e scenografie nei villaggi turistici.
Esistono corsi appositi per imparare il pop-up da professionisti?
Certo, ne hanno organizzati sia Artelier di Padova che AI di Milano.
Come viene alla luce un tuo libro? Viene prima il progetto tridimensionale
o l'idea delle illustrazioni?
Prima di tutto viene il concept. Che tipo di libro è? Che cosa
desidero che provi il lettore nel guardarlo, nel giocarci, nel leggerlo?
Attorno a questa emozione costruisco il progetto, definisco gli aspetti
tecnici e commerciali.
Come ti rapporti con gli editori? Presenti sempre progetti tuoi o lavori
anche su commissione?
Principalmente propongo progetti miei, ma sviluppo anche le proposte
che mi vengono affidate.
Realizzi solo pop-up o anche libri normali? Spazi anche in altri campi?
Entrambi, ma sono sicuramente più focalizzato in progetti che
fuoriescono dalla bi-dimensione.
Poi c’è un’altra attività che svolgo abitualmente
che mi porta a lavorare nel teatro, ovvero quella di “pittore
di scena”. Praticamente dipingo la scenografia contemporaneamente
allo svolgersi della rappresentazione teatrale o del concerto.
Il tutto va visto nell’ottica della performance piuttosto che
dell’illustrazione, non essendoci il tempo per raffinare o correggere
il disegno. Il fattore emozionante è la gestualità e la
contemporaneità con cui prendono forma i soggetti, dialogando
con ciò che accade in scena.
Com'è il tuo rapporto con le tecniche tradizionali
di disegno...?
Ho usato molto l’acquerello, ecoline ed ora sto iniziando ad usare
le tempere. Ma sono molto attratto dallo sperimentare tecniche per me
nuove, quindi ho in cantiere progetti con collage e foto di sculture
integrate al disegno.
...e con quelle digitali?
Photoshop con cui coloro disegni a china. Un po’ come la colorazione
dei fumetti.
Qual'è l'aspetto migliore del tuo lavoro?
È estremamente gratificante far nascere un progetto e vederselo
pubblicare.
L’autonomia mi da molta libertà di lavorare su soggetti
che mi piacciono.
Qual'è l'aspetto peggiore del tuo lavoro?
La natura isolata e solitaria del mestiere dell’illustratore.
Per me che facevo l’animatore nei villaggi, delle volte risulta
pesante.
Cosa consiglieresti a un giovane che volesse avvicinarsi
a questo mondo?
Raccogliere tante informazioni e cercare più occasioni di confronto
e critica possibili. Anche se è dura ricevere critiche, sono
le cose ci fanno migliorare più velocemente, rispetto ai pareri
degli amici che sono sempre troppo benevoli.
E ovviamente studiare e disegnare tantissimissimissimo.
Dove ti porta il futuro? Progetti in vista?
Mi auguro a fare parecchi libri sperimentando tecniche ed argomenti
nuovi.
Di progetti ne ho tantissimi qualcuno in fase più avanzata, qualcuno
solo scritto come appunto. Considero ogni idea una cosa preziosa e quindi
le archivio tutte.
Cosa fa Dario quando non lavora ai suoi libri
tridimensionali?
Famiglia, amici e viaggi.
Cosa dice la tua famiglia a proposito del tuo
lavoro?
La mia compagna Anna è violinista, ed ha un suo modo di vedere
e sentire le cose molto stimolante per me. Mi ha sempre capito e sostenuto.
Per mia figlia Zoe, che ora ha 5 anni, vedermi disegnare è una
cosa normale, ed i miei libri non la affascinano più di altri,
però si esalta quando mi vede fare i laboratori ad altri bambini.
Se non fossi illustratore saresti...?
Avrei voluto tanto fare il ballerinoooooo!
Intervista
realizzata il 19 gennaio 2009
Per segnalazioni:
|
_____________________
|